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    March 05

    Il cuoe di un Angelo - 18° Kapitolo

    18° Capitolo:

    Amicizia = Forza

        Il mattino seguente Naruko provò a svegliarla:

    - “Ehi Amu, basta sognare, mi regali un sorriso?”

    La ragazza aprì gli occhi e si ritrovò Naruko davanti col vassoio della colazione in mano, si voltò e vide accanto a lei Ghinta, ancora addormentato, aveva preso il posto di Pikachù.

    - “Buongiorno a te Amu. Ma cos‘è successo? Che ci fate qui?”
    - “Ma come Amu non ricordi?”
    - “Ricordo solo di aver litigato con Tay, poi non ricordo nulla ..”
    - “Non ricordi d‘esser caduta davanti casa e d‘aver chiamato Ghinta?”

    La ragazza un po’ intontita rispose ..

    - “No, ma .. Ma perché ho la flebo attaccata? No .. Non dirmi che .. No! Non adesso! Non ora! Non è giusto! Perché a me?”

    E finalmente tutta quella tensione la scaricò con le lacrime, stretta fra le braccia del suo Naruko, quell’amico caro che era sempre presente, disposto a farla sbattere contro il dolore se quel dolore porta alla verità, l’unica persona capace di farla ragionare. Se aveva voglia di dolcezza andava da Ghinta, se cercava la verità ne parlava con Naruko, il suo Amu preferito, il saggio.
    Ghinta si svegliò e nel vedere la scena si strinse ai due amici. Più uniti di prima scaricarono la tensione con le lacrime. Ghinta l’aiutò a lavarsi, Naruko a vestirsi e dal collo di Cloe quella lettera A non smetteva di brillare. Naruko le chiese:

    - “Come mai hai litigato con Tay?”
    - “Niente di che. So solo che quando in gioco ci sono sentimenti forti si inizia ad aver paura, ma adesso che sto così sapete che vi dico? Che ho fatto bene a levarmi la verità dal cuore, perché se fossi restata con lui altri dieci minuti mi avrebbe vista così e non lo vorrei mai, lo sapete che non voglio!”
    - “Ma adesso devi, non fare la bambina. Devi dirgli la verità! ” - insistette Naruko.
    - “Si Cloe” - disse Ghinta - “se non lo farai tu, lo faremo noi. Lui deve sapere! ”
    - “No ragazzi vi prego farei di tutto ma questo no! È più grande di me, finirebbe solo per costringerlo a starmi accanto perché prova pena e non potrei mai accettarlo! ”

    Ghinta e Naruko la portarono in clinica dove le fecero una serie di trasfusioni che aiutarono Cloe a tornare a casa. Questa testa dura rifiutò il ricovero, ma viste le sue condizioni le chiesero se fosse favorevole o contraria alla donazione degli organi. Lei sapeva di non poter donare molto, solo gli occhi e il cuore, ma se questi due organi potevano ridare la vista e la vita ad altre persone .. Sorridendo disse:
    - “Certo che sono favorevole, dove devo firmare? ”

    Dopo questa azione i ragazzi tornarono a casa e non lasciarono sola Cloe.

    March 01

    Il cuore di un Angelo - 17° Kapitolo

    17° Capitolo:

    La malattia

        Nel leggere il messaggio la piccola Cloe si trovò spiazzata, in lacrime e da sola. In quel momento ebbe un cedimento, il suo stato di salute stava iniziando ad aggravarsi. Non ebbe neanche la forza di rispondere al messaggio di Tay, entrò in camera e decise di procedere con la cura.
    E si la cura, ecco cosa spaventava Cloe. La forte dose di medicine che le entrava nel sangue, purificava i suoi organi e i suoi globuli, doveva solo ringraziare il suo cuore, quest’organo forte, il più forte che aveva. Non aveva mai parlato con nessuno della sua malattia, tranne che con Ghinta, Naruko e la piccola Stella, che un anno fa aveva trascorso un intero mese accanto a Cloe.
    Era piccola ma aveva un cuore grande. Scappava di casa e si recava in clinica da Cloe, sgattaiolava come una ladruncola nel reparto solo per riuscire ad infilarsi nel letto con Lei e Pikachù. Riusciva a farla sorridere anche quando non c’era molto da sorridere e al tempo stesso però la piccola si sentì protetta perché fu proprio in quel periodo che le due ragazze riuscirono ad avvicinarsi ancora di più. Stella riuscì in quei pomeriggi a liberarsi dei suoi problemi familiari grazie alla sua mammina che nonostante tutto riusciva ad ascoltarla e a consigliarla, le asciugava le lacrime e la coccolava. Ma Cloe non dimenticò mai quel che la sua Stella fece in quel mese. Lei non lo sa, ma le regalò il sole, il sorriso.
    Per esempio quando Stella provava ad imboccare Cloe, la visione di una piccola donnina alle prese con forchetta e coltello, la faceva sorridere.
    Ritornando alla sua malattia, Cloe non voleva far pesare agli altri il suo dolore, ecco il perché del suo continuo sorriso così chi le stava attorno non le avrebbe chiesto mai cosa avesse e se stesse bene.
    Rientrò e chiamò Ghinta, l’amico avvisò Naruko e insieme andarono da lei. Le stettero accanto tutta la notte, si fecero forza a vicenda, sapevano bene che prima o poi quell’organismo avrebbe ceduto, ma i ragazzi non erano ancora pronti a tutto ciò.